Il progetto

L’incremento dei consumi, gli eccessivi prelievi di acqua dal sottosuolo e il degrado qualitativo concatenati ai cambiamenti climatici stanno producendo, a livello mondiale, diffusi fenomeni di impoverimento e di inquinamento delle risorse idriche superficiali e sotterranee.

Il progetto WATER RE-BORN - Artificial Recharge: Innovative Technologies for the Sustainable Management of Water Resources è stato finanziato nel 2011 dalla Comunità Europea (nell’ambito del programma LIFE+) con lo scopo di studiare misure di riduzione e di controllo delle acque che scorrono nel sottosuolo. La ricarica artificiale degli acquiferi infatti, indicata con l’acronimo di “AR” (Artificial Recharge) e “MAR” (Management of Aquifer Recharge), consente di abbassare lo squilibrio fra richiesta e risorse disponibili per uso umano, agricoltura, attività industriali e artigianali (che necessitano di acqua dolce), arginando dinamiche di uso competitivo delle risorse idriche. Il ripristino di un regime idrico compatibile, soprattutto in aree a forte tutela ambientale, deve infatti prevedere non solo le risorse essenziali ma anche usi per le attività produttive. La AR è la migliore metodologia di contrasto allo squilibrio a medio e lungo termine del ciclo dell'acqua, in quanto lo mantiene in armonia con l’assetto del territorio.

La proposta WARBO nasce quindi con l’idea di favorire la ricarica naturale ad opera delle acque piovane, attraverso al loro infiltrazione efficace nel terreno. Il supporto conoscitivo e metodologico per la ricarica delle acque sotterranee, attraverso l’immissione di acque superficiali negli acquiferi nei periodi di surplus idrico, consente di contrastare il depauperamento dei corpi idrici di acque interne. Con questi sistemi viene messa in pratica, collaudata, valutata e diffusa una metodologia innovativa che viene oggi applicata solo localmente per la realizzazione di barriere idrauliche di contrasto del cuneo salino in alcune aree costiere.
Il progetto svilupperà alcune azioni pilota su siti che hanno problemi di degrado qualitativo e quantitativo delle risorse idriche, che ospitano ecosistemi di interesse comunitario e nei quali sono necessarie misure urgenti per combattere la scarsità d'acqua, senza alterare il territorio e sviluppando protocolli di corretta gestione delle attività di ricarica. Le due aree test saranno il Delta del Po e l’Alta Pianura Friulana e vi verranno applicate varie metodiche di ricarica artificiale per favorire l'immagazzinamento nel sottosuolo di parte delle piogge che attualmente defluiscono nei corsi d'acqua principali verso il mare.
I metodi ed i protocolli elaborati con WARBO saranno poi trasferiti agli Enti e alle Amministrazioni competenti, così da fornire loro sistemi omogenei ed affidabili di gestione e salvaguardia della risorsa idrica, creare un adeguato supporto ai processi decisionali in caso di calamità e fornendo indicazioni per le future politiche di sviluppo socio-economico e di protezione dell’ambiente.

 

Il progetto WARBO ha valutato il ruolo che la ricarica può avere per contrastare l’inquinamento diffuso da nitrati (nella pianura friulana) e da salinizzazione (in Pianura Padana). Il progetto ha inoltre verificato come si integra la ricarica nei piani di gestione delle piene, definendo strategie di fitodepurazione da impiantare nei canali di derivazione delle acque a garanzia della qualità. Ha analizzato come collegare gli invasi di cava con la rete fluviale e di conseguenza di rafforzamento del corridoio ecologico dell’asse fluviale. Infine il progetto ha introdotto metodologie innovative per la caratterizzazione dei siti in modo da favorire la conoscenza essenziale per corretti piani gestionali. Le problematiche affrontate sono comuni a molte aree climaticamente sensibili che si affacciano nel mediterraneo e gli enti gestori degli impianti (Consorzio di Leda Tagliamento e Comune di Copparo) hanno inserito le attività di ricarica nei loro piani gestionali per cui daranno continuità al progetto. Continuità alle attività sarà garantita anche dagli enti di ricerca coinvolti in quanto molti dei risultati sono in fase di pubblicazione e saranno oggetto di future attività progettuali nell’ambito dei futuri programmi LIFE + e Horizon 2020.